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Etimologia dell’architettura virtuale (3/5)

January 26, 2008

Per comprendere appieno il significato profondo del termine Architettura virtuale è utile osservare, come spesso accade nella definizione del brief, l’etimologia delle due parole, iniziamo con:

architettura, radice lat. architectu dal greco architécton (composto da archi- e técton ‘costruttore’), “arte e tecnica di progettare e costruire edifici o altre opere” (1516, Ariosto Orlando). Architétto, s.m. “inventore, creatore, ideatore” (1374, F. Petrarca).
Architettare, “progettare e realizzare un edificio, un’opera di architettura” (1571, B. Cellini), “formare con la mente” (1827 Stampa milan.).4

La definizione dalla Stampa milanese del 1827 di “formare con la mente” è quella più vicina alla rappresentazione mentale dell’architetto, inteso come colui che organizza i pensieri, disegna il modello nella mente e ne plasma le forme.
Anche la definizione del Petrarca del 1374 “inventore, creatore, ideatore” come persona che passa attraverso l’idea, si ingegna di per inventare e creare l’opera, esplicita un processo creativo di ampia portata in cui l’architetto esplora attraverso il disegno nuove aree di sviluppo. Concezione ampliata nel tardo-rinascimentale in cui la rappresentazione assunse indipendenza e centralità nel processo ideativo dell’architettura, al punto che “la cultura figurativa del rinascimento attribuì […] per la prima volta al linguaggio grafico una sua autonomia, riconoscendo nella moltitudine delle sue forme anche una purità di contenuti”.5

Questo passaggio è utile a comprendere la divisione tra interiorizzazione ed esternizzazione del disegno, tra ideazione e attività tecnica, iniziata dalla metà del cinquecento dove “il disegno appare dunque svincolato dalla angusta dimensione dell’attività pratica e della tecnica, divenendo invece espressione delle capacità intellettuali e creative dell’artista”.6
Distacco rappresentativo che porterà, enfatizzato nel barocco e riportato alla luce da architetti contemporanei come Eisenmann ad usarlo come valore storico per percorrere e anticipare il tema virtuale.

Il virtuale, negli stessi termini, pone il problema della trasposizione del modello conoscitivo sul supporto informatico, della funzione del metodo rappresentativo digitale nell’architettura, e dell’autonomia che conquisterà in uno scenario futuro.
Inoltre, il confronto è utile a capire l’inversione di tendenza nei rapporti tra le discipline. Se prima, nel XVII secolo, era l’architettura che tramite la rappresentazione offriva momenti d’indagine agli altri ambiti scientifici (7) il processo è invertito, ermetico; l’architettura è diventata il luogo di convergenza di saperi trasversali.

Attraverso le specificità non solo dell’architettura, ormai calderone fittizio sotto il cui nome vengono raccolte buona parte delle discipline del progetto, altri ambiti propongono suggestioni metodologiche rappresentative dei cambiamenti in atto.
Non dimentichiamo le protesi medicali, le mappe di sviluppo demografico, le tabelle insediative, i percorsi espositivi didattici, e non ultimo, l’incontro tra chimica e architettura nel padiglione H2O dei Nox, in cui le molecole di idrogeno ed ossigeno hanno suggerito la disposizione degli ambienti e la relazione col contesto.

Gabriele Musella

(4) Cortellazzo M. e Zolli P. a cura di, Il nuovo etimologico, Zanichelli, Bologna, 1999, p.122.
(5) De Rubertis R., Il disegno dell’architettura, Carrocci editore, Roma, 1998, p.100.
(6) Quici F., Tracciati d’invenzione, Utet, Roma, 2004.

(7) Basti pensare all’importanza della diffusione di calcografie con soggetti d’architettura, o come nel caso degli scavi di Pompei in cui la circolazione di stampe al tratto fu tale da generare un falso storico sulla colorazione delle statue classiche e condizionare un interno periodo storico, il neoclassicismo, e con esso la percezione della storia dell’arte.

Ipersuperficie, transmodernità, allodesign: quadro di riferimento. (1/5)

January 24, 2008

La prefigurazione mentale di una forma spaziale complessa richiede di poter appoggiare il processo ideativo a schemi morfologici esterni al pensiero. Tale disegno reso sul supporto bidimensionale del foglio di carta, fino a pochi anni fa, era l’unico modo per supportare il processo ideativo; oggi con lo sviluppo dell’informatica lo “schizzo” iniziale assume altri connotati: l’idea si può formare sin dall’inizio, con chiarezza, attraverso solidi geometrici in 3D.

Il processo del pensiero si concretizza sul supporto informatico. Si ha nell’inserimento della componente informatica all’interno della fase esplorativa dell’attività progettuale una spazialità fatta di superfici complesse, modellate nello spazio da dati elettronici. Procedure e metodologie generano nuovi e diversi modelli conoscitivi, configurando plurimi “scenari progettuali”, in cui il fine ultimo di ciascun architetto non è formalizzare ma organizzare. Le idee perdono la loro materialità e diventano informazioni. Come nella trans-architettura in cui i progettisti piuttosto che creare un’architettura funzionale disposta in forme inerti, generano un’arte flessibile in cui la stessa forma dell’opera si evolve continuamente. Il modello alimentato da variabli temporali e dati dinamici, fluidi.

Nelle transarchitetture il fine ultimo è inteso come ideazione di ambienti virtuali quali autonomi spazi architettonici.
Spazi anche di internet; un pubblico dominio senza precedenti, non locale e transurbano.
«Le architetture soft dei media digitali si muovono sopra, sotto e attraverso, creano un indefinito ambiente fluttuante che può essere riguardato come un punto d’incontro tra interfaccia tra pubblico e privato, tra collettivo e soggettivo, tra provinciale e planetario». (1)

Nell’architetture del cyberspazio le informazioni viaggiano all’interno di campi elettrici, possono essere scambiate, trattate immagazzinate. Esse consentono la partecipazione simultanea e l’interattività su scala globale.

Gabriele Musella

(1) Empler T., Il disegno automatico tra progetto e rilievo, Edizioni Xy, Roma, 2002